Casi studio

Welfare aziendale prêt-à-porter: il caso Antonia

19 febbraio 2026

a man wearing glasses and a black shirt

Autore

Marco Valsecchi

Un welfare così semplice e gestibile che una figura HR sola può gestirlo per l’intera azienda. E può farlo mentre segue anche tutte le altre attività legate al suo ruolo.

Il caso di Antonia, boutique milanese che nei suoi oltre 25 anni di vita è arrivata al riconoscimento internazionale espandendosi fino in Asia, esemplifica alla perfezione quelli che sono i vantaggi dell’approccio fintech di Tundr ai fringe benefit.


Benefit che ti porti in tasca tutto il giorno, ovunque


“Il mio feedback è positivo! Il sito è molto fruibile e con un grado di intuitività che altrove non ho mai trovato”, conferma la HR manager Beatrice Renga, “in più, occupandomi anche di recruitement, mi rendo conto di come la presenza del welfare in un’offerta di lavoro rappresenti una carta vincente”.


Anche settori “frenetici” come quello della moda, ci spiega, hanno ormai puntato con decisione l’attenzione sui concetti di wellbeing e di equilbrio vita-lavoro. L’obiettivo, quando si è deciso di introdurre in Antonia il welfare aziendale, era quello di fornire un credito multiuso che si traducesse in benessere per i dipendenti. E che potessero spendere ciascuno in base alle proprie preferenze: abbigliamento, viaggi, salute o qualsiasi altro bisogno.


Missione compiuta, grazie anche a una certa affinità naturale tra azienda e fornitore di welfare. “I nostri dipendenti sono in gran parte giovani e si capisce come anche Tundr sia fatta da giovani”, osserva la HR manager, “si vede in particolare da quanto è intuitivo il sito”.


Welfare aziendale come minimo comune denominatore


In Antonia, prima dell’accordo con Tundr non veniva erogato welfare aziendale. L’adozione dei nostri servizi è stata quindi un banco di prova importante per la funzione HR, anche perché è avvenuto su più sedi contemporaneamente:


  • L’ufficio corporate

  • 2 magazzini esterni

  • 2 negozi


“I ragazzi sono entusiasti del programma, perché l’idea diffusa era che le piattaforme di welfare fossero complesse. Invece avere una card fa sì che il processo d’acquisto sia veloce, non c’è altro da gestire se non il PIN”, continua Beatrice Renga, sottolineando come tra le funzionalità più apprezzate ci sia per esempio l’invio in automatico di avvisi via mail che invitano a controllare il credito residuo sulla app e spenderlo quando il welfare annuale sta entrando in scadenza. “Per quanto sia assegnato a più utenze e a diversi ruoli - commenta - il welfare aziendale è diventato un minimo comune denominatore utile a tutti”.

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