Guida
Fringe benefit alla conquista del welfare

Autore
Marco Valsecchi

Negli ultimi anni, il welfare aziendale è diventato a tutti gli effetti una “seconda busta paga”, che i dipendenti possono destinare alle proprie spese quotidiane. Stando ai dati raccolti da Randstad per l'ultima edizione del suo Report Welfare, questa tendenza si sta traducendo in un'ascesa dello strumento più flessibile tra quelli a disposizione delle aziende: il fringe benefit.
Quanto è cresciuto l'utilizzo dei fringe benefit dal 2021 a oggi
L'analisi condotta dall'agenzia del lavoro tiene conto di quasi 370 mila transazioni, per un valore di oltre 40 milioni di euro e una spesa media per ordine di circa 110 euro. A partire da questo universo di riferimento, il dato più significativo per quanto riguarda il 2025 è legato proprio all’utilizzo dei fringe benefit, che sono arrivati a rappresentare ben i il 74% del credito totale speso e ben il 91% del numero totale di ordini, con una crescita del +34% in un anno e del +615% in quattro. Nel 2021, infatti, la quota di welfare coperta dai fringe era del 71%, su un valore totale del welfare erogato che era di quasi sette volte inferiore.
Perché i fringe benefit stanno avendo questo successo
Con l'adeguamento degli stipendi che fatica a tenere il passo dell'inflazione, a decretare il successo dei fringe benefit è la loro flessibilità, che consente ai dipendenti che li ricevono di intervenire direttamente sulle spese quotidiane. "In un contesto di crescente pressione sul potere d’acquisto, soprattutto i fringe benefit si sono affermati come la risposta più immediata ed efficace ai bisogni dei lavoratori", sintetizza Jacqueline Verdicchio, Head of Welfare Business di Randstad. "Allo stesso tempo, grazie ai vantaggi fiscali, rappresentano per le aziende uno strumento efficiente per trasformare il costo del lavoro in valore netto per i dipendenti".
A confermarlo è il fatto che la grande maggioranza del Welfare aziendale - parliamo dell’84% del valore totale e del 96% degli ordini - venga impiegata per “acquisti”. E che a giocare un ruolo dominante siano i buoni acquisto, che da soli rappresentano l’83% della spesa e il 95% delle transazioni di questo ambito. Nel dettaglio, si legge ancora nel Rapporto Welfare, le principali destinazioni sono supermercati (29%), e-commerce (27%) e carburante (18%).
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