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4 domande sulla Legge di Bilancio a Massimiliano Scorza

28 gennaio 2026

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Autore

Marco Valsecchi

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Massimiliano Scorza
Massimiliano Scorza
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Una Legge di Bilancio che non mette sul piatto nuovi vantaggi fiscali per le aziende, ma che sposterà gli equilibri nella direzione dei contratti integrativi. E che lancia un messaggio preciso a chi lavora: è ora di pensare seriamente alla previdenza complementare. A darci la sua lettura dell’ultima manovra e di quello che cambierà per aziende e dipendenti è Massimiliano Scorza, esperto di welfare e co-fondatore della società benefit NOI, con cui abbiamo già realizzato la guida alla stesura del regolamento welfare che trovi sul nostro sito.


Da consulente come definiresti questa Legge di Bilancio e quali effetti ti aspetti dal punto di vista del lavoro?


La definirei “povera”, perché dal mio punto di vista non dà grosse novità di vantaggio, a livello di fiscalità delle imprese. Quello che prevedo è soprattutto un impatto importante sul fronte previdenziale. La modifica della normativa sul silenzio-assenso del TFR per i neoassunti e l'estensione dell’obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS, che allarga enormemente la platea delle aziende interessate, sembrano indicare un obiettivo chiave del legislatore: quello di accompagnarci verso forme di previdenza complementare.

Un obiettivo un po’ preoccupante, se vogliamo, visto che ci fa conferma come l’attuale sistema pensionistico non poggi su basi particolarmente solide in prospettiva futura.


Dal punto di vista del welfare quali sono le novità da segnalare?


Per la mia visione del welfare, che non si limita all’aspetto economico, l’unica vera novità riguarda i congedi. L’allargamento della finestra per quello parentale e l’aumento dei giorni annui per la malattia del figlio sono interventi che riguardano il benessere delle persone sul lavoro.

Gli altri, a partire l’innalzamento della soglia buoni pasto che rappresenta un 25% in più rispetto al valore attuale, sono interventi sui benefit.


Una misura che potrebbe impattare il welfare è l’abbassamento della tassazione del premio di produzione all’1%. Pensi che diminuiranno i casi di conversione del premio in welfare?


Non credo che ci sarà un effetto importante in questo senso, dal momento che parliamo comunque di una differenza di soli quattro punti percentuali. Il dato rilevante qui è l’innalzamento del tetto per i premi da tremila a cinquemila euro: nel concreto mi aspetto un grande aumento dei contratti di secondo livello, che trainerà comunque la spesa per beni e servizi.

Se anche in proporzione ci saranno meno conversioni, l’allargamento della platea di chi beneficerà di premi di produttività dovrebbe quantomeno compensare la differenza.


Ci sarà un impatto anche dal punto di vista delle relazioni industriali?


Con il tetto che si alza a cinquemila euro l’ago della bilancia dal mio punto di vista di consulente del lavoro si sposterà sensibilmente verso l’aspetto premiale: se negli ultimi anni mi trovavo a lavorare al 90% su regolamenti welfare e al 10% su premi di risultato, ora mi aspetto un ribilanciamento al 50% per entrambe le componenti.

Per le relazioni industriali, questa spinta verso la contrattazione di secondo livello comporterà un coinvolgimento molto maggiore dei sindacati. Banalmente perché la presenza del sindacato non è richiesta per la stesura del piano welfare, mentre lo è per la firma di un contratto di secondo livello.

Per approfondire:

Legge di Bilancio 2026: tasse, benefit, bonus e congedi

4 domande sul welfare a Silvia Spattini, ricercatrice Adapt

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