Guida
Buoni pasto: cosa sono, come funzionano e vantaggi fiscali

Autore
Marco Valsecchi

I buoni pasto sono un servizio sostitutivo della mensa aziendale: l'azienda li acquista da una società emettitrice e il dipendente li usa per pagare un pasto o generi alimentari in bar, ristoranti, supermercati e negozi convenzionati. Dal 1° gennaio 2026 i buoni pasto elettronici sono esenti da tasse e contributi fino a 10 euro al giorno (fino al 2025 erano 8 euro), mentre per i cartacei la soglia resta a 4 euro. La parte che supera la soglia entra in busta paga ed è tassata come lo stipendio.
Il diritto ai buoni pasto nasce dal CCNL, da un accordo aziendale o dal contratto individuale e di regola matura un buono per ogni giorno di lavoro effettivo. Riconoscerli alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee è la scelta più prudente, anche se la norma fiscale non lo impone espressamente. Per l'azienda il costo è il prezzo del buono più l'IVA al 4%, di regola detraibile. Entro la soglia non si versano contributi e il costo è deducibile dal reddito d'impresa. Si possono cumulare fino a 8 buoni nella stessa spesa e non si convertono in denaro. Anche chi lavora con la partita IVA può acquistarli, con un trattamento fiscale che dipende dal regime.
Questa guida è scritta per chi in azienda sceglie e gestisce i buoni pasto, quindi HR e amministrazione, e per i dipendenti che vogliono capire cosa ricevono e come leggerlo nel cedolino. Spiega cosa sono, come funzionano, chi ne ha diritto, come compaiono in busta paga e quali vantaggi fiscali portano, anche a chi lavora con la partita IVA.

Cosa sono i buoni pasto
Il buono pasto è un servizio sostitutivo della mensa aziendale. Il DM 7 giugno 2017, n. 122 lo definisce un documento di legittimazione, anche in forma elettronica, che dà al titolare il diritto di ottenere il servizio sostitutivo di mensa (un pasto o prodotti alimentari) per un importo pari al valore facciale del buono.
Rispetto al denaro ha dei vincoli precisi: non si può convertire in contanti, non si può cedere a un'altra persona e va usato per l'intero valore facciale. In cambio, gode di un trattamento fiscale agevolato che lo rende più conveniente rispetto a un aumento in busta paga.
Buoni pasto: come funzionano
Il meccanismo coinvolge quattro soggetti: l'azienda, la società emettitrice, il dipendente e l'esercente.
L'azienda acquista i buoni da una società emettitrice e sceglie il valore del singolo buono.
L'emettitore li carica sulla card o sull'app del dipendente (o li stampa, nel caso dei cartacei), di norma uno per ogni giorno lavorato.
Il dipendente li spende in bar, ristoranti, supermercati e negozi alimentari convenzionati, cumulando al massimo 8 buoni nella stessa spesa.
L'esercente viene rimborsato dall'emettitore, al netto di una commissione che la legge sulla concorrenza 193/2024 ha limitato al 5% del valore facciale del buono.
Cosa si può comprare con i buoni pasto
Con i buoni pasto si pagano pasti e generi alimentari, non altri prodotti del supermercato. Qualche regola d'uso da tenere a mente: i buoni sono personali, non danno resto e non si convertono in denaro.
Buoni pasto elettronici e cartacei: differenze e soglie di esenzione
Oggi i buoni pasto elettronici sono la scelta più conveniente, perché la legge riserva loro una soglia di esenzione più che doppia rispetto ai cartacei.

L'azienda può dare buoni di valore più alto della soglia: la parte che la supera diventa reddito. Per esempio, su un buono cartaceo da 7 euro, 3 euro finiscono in busta paga e vengono tassati. Questo è il motivo principale per cui conviene scegliere il formato elettronico.
Quali lavoratori hanno diritto ai buoni pasto
I buoni pasto per legge sono facoltativi. Il diritto a riceverli può nascere dal contratto collettivo (CCNL), da un accordo aziendale o dal contratto individuale. Quando l'azienda li prevede, può riconoscerli a:
Dipendenti a tempo pieno, a tempo determinato o indeterminato;
Dipendenti part-time, anche quando l'orario non prevede una pausa per il pasto (DM 122/2017, art. 4); i criteri concreti, come la fascia oraria o la distanza da casa, li fissano il contratto o il regolamento aziendale;
Collaboratori, anche non subordinati;
Lavoratori in smart working, se il CCNL o l'accordo prevedono la parità di trattamento con chi lavora in sede.
Buoni pasto in smart working: cosa dicono i tribunali
Su questo punto conta quello che prevede il contratto collettivo. In una sentenza resa nota a ottobre 2026, per esempio, il Tribunale di Trieste ha condannato un'azienda a pagare 3.600 euro di buoni pasto arretrati a una lavoratrice in smart working, proprio sulla base del contratto collettivo, come ha riportato Open.
Esenzione fiscale: generalità dei dipendenti o categorie omogenee
Il testo dell'articolo 51, comma 2, lettera c) del TUIR, che regola l'esenzione dei buoni pasto, non contiene il requisito della generalità dei dipendenti, che la stessa norma prevede invece per le opere e i servizi di welfare della lettera f). Alcune guide lo indicano comunque come condizione, e riconoscere i buoni alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee, con un regolamento scritto, resta la scelta più prudente. Per assegnazioni a singole persone conviene sentire prima il proprio consulente.
I buoni pasto spettano in ferie e malattia?
Di regola spettano per i giorni di lavoro effettivo: ferie, malattia e permessi giornalieri non danno diritto al buono, salvo diversa previsione del contratto. Sulle ferie, però, alcune pronunce recenti sono state lette come un'apertura in senso opposto, quindi sul punto conviene verificare il proprio contratto con il consulente del lavoro.
Buoni pasto in busta paga
Entro le soglie di legge i buoni pasto non sono reddito, quindi non sono soggetti né a IRPEF né a contributi. Spesso compaiono comunque nel cedolino come voce informativa, così il dipendente vede quanti buoni ha maturato nel mese.
Buono pasto sopra la soglia di esenzione: come viene tassato
Le cose cambiano solo per la parte che supera la soglia. Se l'azienda eroga un buono elettronico da 12 euro, 10 euro restano esenti e 2 euro entrano nell'imponibile fiscale e contributivo, con le stesse trattenute dello stipendio.
Buoni pasto, TFR e tredicesima
Due precisazioni utili per chi legge il proprio cedolino:
Secondo l'orientamento prevalente della Cassazione i buoni pasto hanno natura assistenziale, quindi non contano per il calcolo di TFR, tredicesima e quattordicesima, salvo che il contratto collettivo o accordi individuali dispongano diversamente.
Il valore non speso non si trasforma mai in denaro: né in busta paga, né alla fine del rapporto di lavoro.
Vantaggi fiscali dei buoni pasto
Il buono pasto è uno dei pochi strumenti in cui, entro la soglia di esenzione, tutto il valore pagato dall'azienda arriva al dipendente. La base normativa è l'articolo 51, comma 2, lettera c) del TUIR, modificato dalla Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, comma 14). La modifica è scritta direttamente nel TUIR, senza una data di scadenza. Essendo una voce del comma 2, i buoni pasto non consumano il plafond annuale dei fringe benefit previsto dal comma 3 dello stesso articolo.
Vantaggi fiscali per l'azienda
Nessun contributo previdenziale entro la soglia di esenzione.
Costo deducibile dal reddito d'impresa come spesa per il personale.
IVA al 4% sull'acquisto, di regola detraibile, salvo i limiti alla detrazione propri dell'azienda (per esempio chi applica il pro-rata).
Uno strumento di welfare [link interno: guida welfare aziendale] facile da comunicare, che i dipendenti usano ogni giorno.
Vantaggi fiscali per il dipendente
Nessuna tassa e nessun contributo fino a 10 euro al giorno (elettronici) o 4 euro (cartacei);
Potere d'acquisto in più su una spesa che sosterrebbe comunque.
Buoni pasto o aumento di stipendio: quanto costa all'azienda
Un esempio, con le ipotesi dichiarate: un dipendente con RAL di 35.000 euro lavora 220 giorni l'anno e riceve un buono elettronico da 10 euro al giorno. Con i buoni pasto incassa 2.200 euro senza trattenute, e all'azienda costano 2.200 euro, più un'IVA al 4% che di regola recupera. Per fargli arrivare lo stesso netto con un aumento servono circa 3.730 euro lordi, che all'azienda costano circa 4.850 euro.

Ipotesi di calcolo: aliquota IRPEF marginale del 33% (scaglione 28.000–50.000 euro dal 2026), addizionali regionali e comunali stimate al 2%, contributi al 9,19% a carico del dipendente e al 30% circa a carico dell'azienda, TFR escluso, IVA sui buoni esclusa perché di regola detraibile. Il calcolo non tiene conto delle detrazioni per lavoro dipendente, che a questa RAL diminuiscono al crescere del reddito: considerandole, l'aumento necessario sarebbe più alto. I valori reali cambiano con CCNL, regione e detrazioni.
Con un'altra RAL il risultato cambia, ed è un conto che vale la pena rifare sui propri numeri con il calcolatore fiscale.
Buoni pasto e partita IVA
Diverse guide di settore indicano che anche lavoratori autonomi, liberi professionisti e titolari di ditte individuali possono acquistare buoni pasto per sé. Il DM 122/2017 però parla solo di lavoratori subordinati e di collaboratori anche non subordinati di chi acquista i buoni, e non menziona l'uso da parte del professionista per se stesso: prima di farlo conviene un parere del proprio commercialista. Il trattamento fiscale è comunque diverso da quello dei dipendenti e dipende dal regime, come spiega Fiscozen nella sua guida ai buoni pasto con la partita IVA.
Buoni pasto per professionisti in regime ordinario e forfettario

In regime ordinario il costo rientrerebbe tra le spese di vitto (art. 54-septies, comma 1, TUIR, introdotto dal D.Lgs. 192/2024; in precedenza art. 54, comma 5), e il limite del 2% vale per tutte le spese di vitto e alloggio insieme.
Partita IVA con dipendenti
Diverso è il caso del professionista o della piccola impresa che ha dei dipendenti: per loro valgono le stesse regole e le stesse soglie di esenzione viste sopra. Per i casi specifici conviene sempre sentire il proprio commercialista.
Buoni pasto con Tundr
Tundr, che pubblica questa guida, offre buoni pasto elettronici in partnership con Pellegrini, operatore storico del settore. Pellegrini mette la sua rete di esercenti convenzionati, Tundr la sua esperienza nel welfare. I buoni vivono nella stessa app che i dipendenti usano già per la Tundr Card, accanto a fringe benefit e flexible benefit.
Per l'azienda, dalla startup al grande gruppo, significa gestire tutto il welfare da un'unica piattaforma. Per i dipendenti, trovare tutti i propri benefit in un solo posto.

Domande frequenti sui buoni pasto
Cosa è cambiato nel 2026 per i buoni pasto?
Dal 1° gennaio 2026 la soglia di esenzione dei buoni pasto elettronici è salita da 8 a 10 euro al giorno (legge 30 dicembre 2025, n. 199, Legge di Bilancio 2026, art. 1, comma 14). La modifica è scritta nel TUIR senza scadenza e resta valida finché una legge successiva non la cambia. Quella dei cartacei resta a 4 euro. Dal 2026 è inoltre pienamente operativo il tetto del 5% alle commissioni pagate dagli esercenti, introdotto dalla legge sulla concorrenza 193/2024: per gli accordi già in essere si applica dal 1° settembre 2025, e le condizioni precedenti sono rimaste valide al massimo fino al 31 dicembre 2025 per i buoni emessi prima di quella data.
Quali tagli per i buoni pasto?
Il valore del buono lo sceglie l'azienda: la legge lascia libero il taglio. I più comuni sono 5, 7, 8 e 10 euro. Dal 2026 il taglio più efficiente per i buoni elettronici è 10 euro, perché coincide con la soglia di esenzione. Per i cartacei è 4 euro.
Quali lavoratori hanno diritto ai buoni pasto?
Ne hanno diritto i lavoratori a cui li riconosce il CCNL, un accordo aziendale o il contratto individuale: dipendenti full-time e part-time, collaboratori e, se il contratto lo prevede, chi lavora in smart working. Non esiste un obbligo di legge generale.
Quanti buoni pasto al mese?
Di norma uno per ogni giorno di lavoro effettivo, quindi tra 20 e 22 al mese per un tempo pieno. Per legge il numero mensile è libero; l'unico limite riguarda l'uso, con un massimo di 8 buoni cumulabili nella stessa spesa.
Autore: Marco Valsecchi, Communication Lead di Tundr. Giornalista economico, ex news editor di LinkedIn e contributor del Sole 24 Ore e di Wired.
Fonti
DM 7 giugno 2017, n. 122, artt. 2 e 4 [link: Gazzetta Ufficiale o Normattiva]
TUIR (DPR 917/1986), art. 51, comma 2, lett. c) e art. 54-septies, comma 1 [link: Normattiva]
Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026), art. 1, comma 14 [link: Gazzetta Ufficiale, estremi da confermare]
Legge 16 dicembre 2024, n. 193 (legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023) [link: Gazzetta Ufficiale, estremi da confermare]
Informazione Fiscale – Buoni pasto, novità Legge di Bilancio 2026
