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La pubblica amministrazione spende poco in welfare

a man wearing glasses and a black shirt

Autore

Marco Valsecchi

Schedario pubblica amministrazione

La pubblica amministrazione italiana deve ancora sbloccare il potenziale del welfare aziendale. A evidenziare il gap col privato è una ricerca realizzata da Bigda per FLP - Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche, che mostra come la PA spenda per il benessere dei dipendenti il 90% in meno rispetto alle aziende private.

Una situazione, osserva il segretario generale del sindacato Marco Carlomagno, che sembra ancorare il comparto pubblico al passato. "Se per molti anni il dibattito si è concentrato prevalentemente sugli aspetti economici e retributivi - scrive Carlomagno su LinkedIn - oggi cresce l’attenzione verso la qualità della vita lavorativa, la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro e il benessere organizzativo".


Qual è la distanza in termini di benefit tra settore privato e pubblica amministrazione


Già a livello generale, l'indagine promossa dal sindacato dei lavoratori pubblici evidenzia uno scarto importante tra PA e settore privato.


  • Pubblica amministrazione (3,7 milioni di dipendenti): La spesa per il welfare è pari allo 0,11% del monte salari. Indicativamente, 330 euro l'anno per ogni dipendente.


  • Settore privato (oltre 17 milioni di dipendenti): La spesa media per il welfare qui è pari all'1,5% del monte salari, dato che sale al 2,2% se prendiamo in considerazione solo le grandi imprese. L'investimento su ciascun dipendente va quindi dai 4.500 euro ai 9.000 euro.


Se poi si va a scomporre l'attenzione per il benessere dei dipendenti nelle sue componenti principali, è interessante osservare come le disparità tendano a concentrarsi in due ambiti specifici.


  • Sanità integrativa: gap assoluto
    Mentre è quasi sempre presente nel privato grazie a CCNL e contratti integrativi, risulta quasi sempre assente nel pubblico.


  • Supporto psicologico: gap assoluto
    Nei ruoli della pubblica amministrazione ad alto carico relazionale i tassi di burnout risultano elevati, eppure anche questo elemento non figura tra i benefit offerti dalla PA ai suoi dipendenti.


  • Tassazione agevolata dei benefit: gap 6X
    Nella pubblica amministrazione il tetto per la detassazione dei benefit si ferma a 800 euro, nel privato, con i premi di produttività, arriva a 5.000 euro.


  • Previdenza integrativa: gap 2X
    Nella pubblica amministrazione l’adesione ai fondi di previdenza integrativa si ferma al 23%, contro il 40/50% del privato. Un dato che, in scia alle novità introdotte dall'ultima Legge di Bilancio, pare destinato a crescere.


Un tema ancora poco discusso dai lavoratori


Forse per scarsa conoscenza delle possibilità offerte dal welfare, o forse per frustrazione, i dipendenti della pubblica amministrazione sembrano comunque poco coinvolti nel discorso pubblico su questi temi. Nell'ambito dell'indagine, Bigda ha infatti monitorato le conversazioni online legate al welfare nel settore pubblico, rilevando come queste siano di fatto portate avanti in larghissima parte dalle fonti editoriali.


Se consideriamo le 91mila menzioni avvenute online nei primi sei mesi del 2026, questi argomenti risultano sollevati nell'85% dei casi da portali di notizie o da blog di approfondimento. E solo nel 7% dai diretti interessanti, cioè dalle lavoratrici e dai lavoratori della pubblica amministrazione. Per di più, i temi dove il gap tra pubblico e privato è più ampio risultano essere quelli meno discussi in assoluto.


Se gli enti locali sono i primi ad abbracciare il cambiamento


I dati fin qui esposti testimoniano il grosso ritardo della PA dal punto di vista degli investimenti nel benessere dei dipendenti. Ma, dal nostro osservatorio sulle notizie di settore, possiamo comunque testimoniare che qualcosa si sta muovendo in un comparto preciso: quello delle funzioni locali, che proprio tramite il welfare stanno provando a recuperare attrattività sul mercato del lavoro rispetto all'amministrazione centrale.

Lecco, Bergamo, Perugia e Firenze sono solo quattro esempi di Comuni che nell'ultimo anno hanno introdotto il welfare aziendale nel proprio contratto integrativo, sfruttando le possibilità offerte dalle risorse incrementali della parte stabile del Fondo delle Risorse decentrate. Sarà interessante vedere se e attraverso quali strumenti un trend di questo tipo troverà spazio anche nelle funzioni centrali.


Se ti va di approfondire:


Abbiamo molto welfare in Comune

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Mille euro di welfare per il Comune di Lecco

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