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Welfare certificato: arriva lo sgravio

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Autore

Marco Valsecchi

Da aprile 2026 le aziende italiane dispongono di uno strumento per certificare il proprio impegno per la conciliazione tra vita familiare e lavoro dei dipendenti. È una novità importante: per la prima volta esiste uno standard riconosciuto che misura scientificamente questa dimensione del welfare, che può così essere premiata.


Il Decreto Lavoro del 1° maggio 2026 stabilisce infatti che chi ottiene la certificazione potrà accedere a uno sgravio sui contributi previdenziali. Ne abbiamo parlato con Jacqueline Verdicchio, Head of Business Welfare di Randstad Italia.

 

Cos'è la UNI/PdR 192:2026


Tra il dichiarare un welfare di qualità e il dimostrarlo, c’è di mezzo una certificazione.

La UNI/PdR 192:2026, in vigore dal 16 aprile scorso, è una prassi pubblicata su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri da UNI - Ente Italiano di Normazione. Nello specifico, è la prassi che definisce cosa deve fare concretamente un'azienda per essere considerata "family friendly". 


Il sistema di gestione prende in considerazione diversi elementi - politiche documentate su maternità e paternità, gestione dei carichi di cura, flessibilità oraria, salute e benessere, continuità di carriera - fornendo indicatori precisi (i KPI) per la loro misurazione. L’azienda che vuole ottenere la certificazione con il Marchio UNI, dovrà far verificare questi parametri da un ente terzo indipendente accreditato.


Chi ha già ottenuto la certificazione per la parità di genere (UNI/PdR 125:2022) troverà un percorso più breve: le due prassi condividono la stessa impostazione e possono essere integrate.


Una cosa da sapere prima di partire. La UNI/PdR 192 non è una norma definitiva: per natura, le prassi di riferimento UNI hanno una durata massima di cinque anni, al termine dei quali vengono trasformate in norma tecnica vera e propria oppure ritirate. Il quadro potrebbe quindi evolvere entro il 2031. 


Attenzione a non confondere due livelli distinti. La certificazione UNI/PdR 192 non cambia la fiscalità dei benefit aziendali, che resta regolata dall'art. 51 del TUIR come sempre. Quello che cambia è un altro livello: lo sgravio sui contributi previdenziali, introdotto dal Decreto Primo Maggio. Sono due strumenti paralleli, non sovrapposti.


Come funziona lo sgravio del Decreto Primo Maggio


Il decreto legislativo n. 62, entrato in vigore il 1° maggio 2026, introduce un esonero sui contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le aziende certificate UNI/PdR 192. Nella comunicazione diffusa dal Governo, questa è l'unica certificazione che dà accesso al beneficio.


Lo sgravio vale fino all'1% del monte retributivo annuo lordo, con un tetto massimo di 50.000 euro per azienda. La misura è aperta a tutte le aziende, private e pubbliche, di qualsiasi dimensione. Per le PMI il beneficio può essere reale, ma va naturalmente dimensionato rispetto ai costi del percorso di certificazione.


Queste le risorse disponibili:


  • 7 milioni di euro stanziati per il 2026

  • 12 milioni l'anno per il 2027 e il 2028

  • 14 milioni aggiuntivi per aiutare le imprese a ottenere la certificazione, tramite un bando pubblico gestito dal Ministero per la Famiglia con Unioncamere


Attenzione: lo sgravio non è ancora attivo. Per diventare operativo, il decreto ha bisogno di un provvedimento attuativo del Ministero del Lavoro. Finché non arriva, l'esonero non è applicabile. Prima di avviare qualsiasi percorso, verifica con il tuo consulente del lavoro a che punto è l'iter. Anche la cumulabilità con altri incentivi contributivi già in uso (assunzioni femminili, under 35, ZES) sarà chiarita dallo stesso provvedimento.

 

Verso un welfare sempre più strategico


Il cambiamento più importante introdotto dalla prassi e dal decreto non sta tanto nello sgravio, quanto nella conferma di un approccio al welfare - inteso nella sua accezione più ampia - che le aziende più evolute hanno già iniziato ad adottare da tempo.  


“Grazie all'introduzione della norma UNI/PdR 192:2026 e alle disposizioni del Decreto Primo Maggio, il welfare aziendale ha vissuto un'evoluzione significativa, passando da una semplice fornitura di servizi a un modello di gestione strategico e certificabile focalizzato sul work-life balance. E il Decreto Primo Maggio valorizza questo percorso”, spiega Jacqueline Verdicchio.


“Tale cambiamento - sottolinea la Head of Business Welfare di Randstad - trasforma il welfare in un elemento cardine della sostenibilità ESG e in un efficace strumento di ottimizzazione fiscale per le imprese”.


Per approfondire:

Come costruire un piano di welfare efficace

Quanto sono cresciuti i fringe benefit

Legge di Bilancio 2026: fisco e lavoro

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